La psicoterapia ipnotica si avvale di certe modifiche dello stato di coscienza che consentono di ristrutturare una personalità complessa o di rafforzare l’Io dell’individuo. Certamente esiste un collegamento mente-corpo sul quale il pensiero e l’emozione transitano per stimolare e facilitare la guarigione e si ha motivo di ritenere con fondatezza che l’ipnosi terapeutica costituisca l’elemento che meglio stimola e determina questo processo.
A questo proposito, oggi i neurofisiologi sono abbastanza concordi nel confermare un’attività di fondo elevata nel ritmo alfa nel cervello dell’individuo che attraverso le opportune procedure si avvale dell’ipnosi, dopo la chiusura degli occhi. L’EEG documenta il fenomeno come una manifestazione cerebrale di una distensione mentale maggiore. Sappiamo però che il riscontro del ritmo alfa non è specifico della situazione ipnotica ma piuttosto di tutti quegli stati nei quali l’individuo sviluppa il rilassamento. Perciò questo “ritmo di riposo”, che è costante alla chiusura degli occhi, più che un segno identificante dell’ipnosi come stato di coscienza modificato, è un effetto del procedimento usato, che nella maggior parte dei casi, ma non sempre necessariamente, si avvale di suggestioni rilassanti. È del resto risaputo che né Mesmer con i suoi discepoli, ma nemmeno Charcot e forse nemmeno Freud ricorrevano a questo tipo di avvio, che in un certo senso resta l’espressione di un procedimento morbido e persuasivo, ma usavano induzioni dirette ed autoritarie. E tuttavia producevano l’ipnosi. Allora lo stato che più facilmente favorisce l’ipnosi e che per molto tempo, sia pure impropriamente, l’ha fatta definire come “sonno ipnotico”, è proprio quello simile alla situazione del dormiveglia durante il quale appaiono fenomeni oggettivi e soggettivi che identificano sostanzialmente la situazione di ipnosi e che, per taluni soggetti, non escludono la sensazione dell’avvio al sogno. Ma, come sappiamo, condizione dell’attività onirica è lo stato di sonno che comporta un pieno distacco dalla percezione e dal mondo esterno, come praticamente non avviene nell’individuo ipnotizzato. Quello stato, che è definito ipnagogico appunto per la sua peculiarità, ma che nel complesso presenta affinità anche con il momento del ritorno alla veglia, ipnopompico, è neurofisiologicamente caratterizzato da un’accentuata presenza di onde theta (3-7 Hz) che preludono anche abbastanza rapidamente al sonno, o, nel secondo caso, al risveglio, ed è quindi da considerarsi come l’inizio di quella che si intende come trance.
Allora è abbastanza conosciuta la correlazione tra il ritmo lento theta (3-7 Hz) e lo stato di trance ipnotica, ciò che appare particolarmente importante per la comprensione teorica di questa psicoterapia è che durante tutto il periodo ipnagogico vi è una modifica della dominanza emisferica cerebrale sino alla inversione. L’emisfero non dominante funziona utilizzando l’esperienza sensoriale, come le immagini visive, ed esercita un’influenza profonda sulla condotta esistenziale dell’uomo. La teoria della scuola ericksoniana considera che nell’emisfero sinistro dominante sia collocata la parte conscia della mente, mentre in quello destro sarebbe collocata la parte inconscia quella del principio del piacere. Secondo recenti studi in questo emisfero è stata individuata anche la regione in cui viene ricostruita l’immagine di un oggetto. Si presume che la traduzione dell’informazione eseguita dall’emisfero destro, tipica degli stati emotivi e dell’immagine corporea, sia collegata direttamente al sistema limbico-ipotalamico ed alla comunicazione mente-corpo, nell’ipnosi terapeutica così come nell’effetto placebo. La finalità ipnotica sarebbe che il messaggio verbale perverrebbe all’emisfero non dominante favorito dalla distrazione di quello controlaterale, che gradatamente verrebbe in un certo senso isolato e sollecitato altrettanto gradualmente dalla attività specialistica dell’emisfero destro.
Nell’ottica ericksoniana l’inconscio comprende quello che l’individuo sa anche senza la consapevolezza di saperlo, oltre le potenzialità insite, sovente ignorate. “È molto importante – ha scritto Erickson (1979) – che le persone sappiano che il loro inconscio è più intelligente di loro. Nell’inconscio c’è una maggiore ricchezza di materiale accumulato”. Con il linguaggio metaforico-allegorico è possibile comunicare con l’inconscio ericksoniano (che nella terminologia freudiana corrisponde al preconscio).
L’invito che il terapeuta estende al soggetto di sottrarsi ai legami esterni per rifugiarsi gradatamente nella realtà che sta nascendo nella sua coscienza con esperienze nuove e positive, ha il significato di un allontanamento dalla visione distaccata e razionale ed un avvio alla ricerca delle risorse nascoste e delle potenzialità contenute la cui mancata funzione è al centro del problema. Nella trance ipnotica l’individuo riesce a creare nuove realtà soggettive o virtuali, “realtà ipnotiche”, in un certo senso simili al vissuto del sogno. Il richiamo al sogno non appare fuori luogo e ricorda la tesi freudiana quale appagamento allucinatorio di un desiderio che in chi sogna viene vissuto come già soddisfatto in modo reale e presente. Attraverso la trance terapeutica viene a crearsi la realtà ipnotica nella quale l’individuo è condotto a vivere le situazioni in modo che si avveri il suo desiderio, quello di usare quelle determinate risorse per affrontare positivamente dapprima la realtà onirico-ipnotica e gradatamente in modo successivo la realtà in cui egli vive.
Il percorso terapeutico inizia quindi con quel passaggio su cui transitano evolvendosi stati differenti di coscienza e che appunto per ciò che indica, è detto trance o transe. Dissociazione, secondo l’accezione di un certo stato modificato della coscienza. P. Gaboriau (1993) definisce la dissociazione come “un fenomeno comune” e, precisa che: “... noi possiamo separare il nostro universo mentale in più campi e, come si dice nel linguaggio popolare, fare due cose alla volta: mangiare e guardare la televisione, guidare un’auto ed ascoltare la radio. Tuttavia, nei casi di transe, una parte della coscienza si separa dal campo principale della coscienza stessa e funziona come un’unità separata (come se appartenesse ad un’altra persona) amnesica dell’altra unità”. Allora mediante l’attivazione della propria creatività attraverso la psicoterapia ipnotica il soggetto riesce a trasferire il prodotto emozionale delle sue risorse personali nella propria condotta esistenziale e sperimentare quei modelli di vita immaginati e ricercati. In fondo egli conosce come potrebbe reagire in maniera positiva alla situazione di inabilità e di fastidio e quali mezzi adottare, ma gli mancano gli elementi necessari per poterlo fare.
Lo stato psicologico che si crea nella trance permette che il paziente riassoci e riorganizzi le sue complessità psicologiche interiori e, secondo la scuola ericksoniana, sarebbe proprio questa situazione di riassociazione e riorganizzazione della vita esperienziale del soggetto a produrgli il cambiamento terapeutico e la guarigione. E.L. Rossi nel suo libro nel quale esprime i suoi concetti sulla moderna psicoterapia ipnotica, scrive che il nostro sistema ipotalamo-limbico può trasformare, per effetto di uno stress mentale, il messaggio neuronale del nostro psichismo in un messaggio neuro-ormonale. Il sistema endocrino ne sarebbe coinvolto con la produzione di ormoni steroidi i quali agendo sui nuclei di cellule diverse modulerebbero l’espressione dei geni. L’ipotesi della scuola ericksoniana considera il sistema neuropeptidico, con le sue linee di comunicazione stabilite tra gli altri diversi sistemi (nervoso centrale ed autonomo, endocrino ed immunitario) il punto sostanziale di riferimento. I neuropeptidi, trasmessi attraverso i fluidi del corpo, con il loro specifico carattere di trasduttori dell’informazione e della comunicazione tra mente e corpo, costituirebbero la base di molte risposte ipnoterapeutiche e fornirebbero così un’interpretazione psicobiologica di certe forme di guarigione e di mutamento terapeutici.
La psicanalisi e la psichiatria si sono spesso servite dello stato ipnotico, soprattutto nella terapia della nevrosi, ma molte altre sono oggi le sue applicazioni: dalla psicosomatica (contro l’asma, allergie, cefalee, dermatiti, disturbi gastrointestinali, obesità, insonnia, ipertensione arteriosa, tabagismo), al controllo del dolore, dalla preparazione al parto alla sessuologia, al campo dell’immaginario. In quest’ultimo campo, Tilde Giani Gallino ci parla delle cosiddette “tecniche immaginative”, cioè di quelle tecniche che, servendosi della sola capacità di immaginare e di utilizzare immagini reali o simboliche, possono condurre alla guarigione di varie malattie psicosomatiche, alla soluzione di gravi crisi depressive, al dissolversi di certe forme ossessive e al dissuadere di determinati comportamenti nevrotici.
Nei pazienti psicosomatici l’ipnosi ha la possibilità di aprire la via più immediata e profonda all’inconscio biologico-psichico:con le tecniche rilassanti e/o immaginative il soggetto apprende a mobilitare le energie incarcerate nel soma. Secondo Jung la sofferenza è finalizzata alla trasformazione: “la malattia non è altro che l’espressione di un’anima che non ha ancora trovato i suoi significati”.
Posto il ruolo della sofferenza finalizzata alla trasformazione, l’immagine, espressione prima della creatività, oltre che tramite espressivo è anche possibile tramite terapeutico: ogni comparsa e modifica dell’immagine si tradurrà in trasformazione psicosomatica e in seguito anche in modificazione intrinseca vitale.
Nell’ipnosi psicodinamica si somministrano al paziente in trance immagini archetipiche, che indirizzeranno l’inconscio del paziente secondo un vettore positivo:l’azione dell’immagine può attuarsi sia attraverso la via PNEI (E.L. Rossi) mediante modifiche di stati psicobiologici sia attraverso riequilibrio energetico.
Questo tipo di psicoterapia è particolarmente indicata per i pazienti psicosomatici. Il paziente psicosomatico ha come caratteristica l’alexitimia, vale a dire l’incapacità a esprimere con le parole le proprie emozioni o, se riesce a nominarle, non sa distinguerle le une dalle altre: questo avviene per una regressione alla primissima infanzia alla relazione primordiale del paziente con la madre, in cui si sia verificata una serie di traumi precoci: la regressione all’“infans” spiega il fatto che i messaggi inviati dal corpo alla psiche o viceversa si inscrivano psichicamente senza rappresentazione di parole. Ma il paziente psicosomatico può parlare con il corpo, simbolizzare attraverso il corpo.
Fenomeni somatici si verificano quando la psiche è messa in pericolo dall’insorgere di eventi minacciosi che vengono espulsi dalla coscienza,per proteggere il soggetto da un danno psichico (angosce psicotiche). L’espulsione (forclusione secondo N. Mc Dougall) della parte psichica di un’emozione permette alla parte fisica di esprimersi come nella prima infanzia, il che porta alla risomatizzazione dell’affetto secondo il linguaggio degli organi.
Nell’ottica psicosomatica la malattia viene interpretata come linguaggio del corpo, il sintomo come messaggio di un disagio del paziente, messaggio che va quindi letto secondo la cronologia della storia personale nell’ambito familiare e ambientale, cogliendo l’analogia tra la funzione dell’organo colpito e la funzione psichica corrispondente ivi rappresentata simbolicamente: storia personale quindi, non solo anamnesi patologica remota e prossima ma biografia in cui la “patologia” si intersechi con gli eventi della vita e la comparsa della malattia sia messa in relazione temporale e interpretata.
In questo senso la somatizzazione va intesa come manifestazione attraverso il corpo di un conflitto che non può essere espresso attraverso la parola e la psiche, ma viene immediatamente scaricato nel soma attraverso il sistema neurovegetativo ricorrendo a meccanismi di rimozione e negazione, scegliendo l’organo che ha analogia con il materiale rimosso.
Scopo primario degli insegnamenti della scuola è di inquadrare l’uomo in una visione olistica e curarlo tenendo conto del messaggio contenuto nel sintomo, senza quindi abolirlo ma interpretandolo e cercando di rendere cosciente il paziente del suo significato: ciò sarà possibile ovviamente se e quando il paziente ne è o ne sarà in grado.
Il paziente psicosomatico vari gradi di alexitimia e andrà analizzata quindi la sua richiesta, la sua motivazione, la sua capacità di espressione, di insight: ciò al fine di potergli proporre una terapia appropriata che affronti il problema in una concezione olistica ma conforme alle sue richieste e alle sue possibilità. Proprio per questo motivo, oltre alla psicoterpia ipnotica tout-court, ci si avvale di una vasta gamma di terapie una volta dette alternative, oggi più propriamente dette complementari, che affrontano la patologia tenendo conto della comunicazione mente-corpo nella totalità dello psicosoma. Le medicine complementari proposte sono: fitoterapia, omotossicologia, omeopatia, fiori di Bach, agopuntura, riflessoterapia, reiki.
Fitoterapia, omotossicologia, omeopatia, fiori di Bach sono tutte terapie che richiedono un “intermediario” (il fitofarmaco, il rimedio, il fiore) nella relazione medico/paziente; invece agopuntura, reflessoterapia, reiki comportano un accesso al corpo sempre più diretto(e quindi un più ravvicinato rapporto terapeuta/paziente), nell’agopuntura mediante l’ago come intermediario, intermediario che poi non compare nella reflessoterapia, nel reiki, mentre nell’ipnosi esiste solo il “rapporto” terapeuta/paziente durante il quale si può accedere al corpo con dei toccamenti detti “passi”, ma il mezzo terapeutico consiste soprattutto nell’uso della parola e nella somministrazione di immagini che influiscono sull’assetto psicobiologico.
Interessante notare, proseguendo nell’analisi delle terapie nell’ordine esposto, che dalla fitoterapia al reiki, diminuisce il peso molecolare del mezzo terapeutico, cresce la diluizione, viene usata un’energia sempre più sottile, fino, arrivando alla psicoterapia ipnotica, a quella della parola e delle immagini usate in ipnosi; tanto maggiore sarà l’alexitimia, tanto maggiore sarà il peso molecolare e la concentrazione del mezzo terapeutico usato, viceversa tanto maggiore la capacità di insight, tanto più sottile,”aerea”, sarà la terapia e più diretto il rapporto terapeuta/paziente.
Nella pratica, gli insegnamenti si propongono di fornire al futuro psicoterapeuta la possibilità, caso per caso, di proporre a ogni singolo paziente possano più di una terapia contemporaneamente o di seguito secondo un suo percorso evolutivo.
Inoltre, ogni terapia potrebbe essere usata a scopo sintomatico, se le circostanze lo richiedono, ma in genere nell’ambito in cui si opera, si usano queste terapie con un approccio olistico, con lo scopo di raggiungere un equilibrio psicosomatico.
Riassumendo quindi ci potreb
be essere un percorso ideale: dalla fitoterapia alla psicoterapia ipnotica che sollecita l’immaginario del paziente psicosomatico, immaginario solitamente impoverito per difenderlo da angosce di perdita di identità che vengono somatizzate.
È bene ribadire ancora una volta che la terapia olistica mira non alla soppressione del sintomo bensì alla sua interpretazione, interpretazione che il paziente potrà affrontare a seconda del suo grado di evoluzione a livello di difese, tenendo conto che la malattia di per sé è difesa contro un danno psichico e nello stesso tempo messaggio di trasformazione in atto.